LA NOSTRA STORIA
TRE AMICI, UN SOGNO
La natura insegna che bisogna aver pazienza per ottenere il risultato desiderato.
Così Caccianemici è il frutto di un’amicizia autentica, coltivata nel tempo con rispetto e dedizione. Il completamento della comunione di intenti di tre amici che, ciascuno con il proprio percorso, si sono ritrovati per realizzare il loro sogno: costruire un progetto in simbiosi con la terra.
Pensiamo che ben fatto sia sempre meglio di ben detto, per questo il pensiero che guida il nostro progetto agricolo si basa su pochi principi pratici.
Prima di tutto osservare.
La bellezza della natura merita di essere osservata e ammirata per poterne comprendere i meccanismi.
Poi comprendere.
Il suolo con le sue esigenze, i suoi tempi e i suoi mutamenti va capito ed assecondato senza alterarne l’equilibrio.
Infine creare.
È grazie alla fatica delle mani e al sudore del lavoro che trasformiamo la preziosa materia prima, che ci offre la terra, nei nostri vini.
I vini naturali e biodinamici Caccianemici sono il racconto di questo ciclo che si rinnova e che celebra la convivialità nella sua forma più autentica.
OSSERVARE
COMPRENDERE
CREARE
LA STORIA DELLA NOSTRA TERRA,
LA FAMIGLIA CACCIANEMICI
Una storia secolare che, anno dopo anno, muta, si rinnova e si arricchisce come in un processo naturale.
Terre di Scopeto, un tempo scenario delle vicissitudini dei Caccianemici, è oggi il suolo dal quale ricaviamo la nostra linfa, i nostri vini autoctoni.
Forti della tradizione, abbiamo deciso di dare un carattere innovativo al nostro progetto, con una produzione di vini sperimentali nelle Terre di Montechiaro.
La capacità di guardare al futuro mantenendo il sapore della tradizione ne determina l’autenticità, caratteristica da apprezzare sorso dopo sorso.
STORIE DI INTRIGHI NELLA BOLOGNA MEDIEVALE
LE ORIGINI
Un’orma, quella di un orso, animale che identifica uno dei due rami della famiglia Caccianemici, protagonista di numerosi intrighi nella città felsinea.
Era il 1144, moriva Papa Celestino II e Gherardo Caccianemici veniva eletto suo successore col nome di Lucio II. Tra le rivolte dei Pierleoni e le velleità territoriali dei Normanni, guidati da Ruggero II di Sicilia, il pontificato di Lucio non ebbe un buon seguito.
Sebbene fosse stato tanto intraprendente nell’affrontare da solo i suoi nemici, il coraggio non gli valse a molto e morì colpito da una pietra che gli venne scagliata dai rivoltosi del popolo.
LA BOLOGNA DANTESCA
Nel XVIII canto dell’Inferno, Dante cita Venedico Caccianemico tra i ruffiani per aver inscenato una “sconcia novella” vendendo la sorella Ghisolabella al Marchese di Ferrara, in cambio di favori.
«O TU CHE CON L’OCCHIO A TERRA GETTE,
SE LE FAZION CHE PORTI SON FALSE,
VENEDICO SE’ TU CACCIANEMICO
MA CHE TI MENA A SI PUNGENTI SALSE?»
INFERNO, CANTO XVIII, VERSO 48-66
L’EPILOGO
La leggenda che si tramanda da secoli, narra che nel 1472 Cesare Caccianemici vedovo di Isabella Malvezzi venne ucciso da Antonio dal Lino il quale, per timore, chiese protezione a Giovanni Bentivoglio, esponente della casata avversaria dei Caccianemici.
Bentivoglio che avrebbe dovuto garantire incolumità a dal Lino, fu presto assassinato dai Caccianemici per vendicare la morte di Cesare.
Tra leggenda e fatti realmente accaduti, il tradimento da parte di Isabella, pare avesse dato adito a Cesare per avvelenarla e uccidere l’amante. Per tale ragione si suppone che possa essere stato Achille Malvezzi, padre di lei, ad ordinare l’uccisione del genero salvando l’onore della figlia.
Queste narrazioni si imprimono nella storia di Bologna, come l’impronta lasciata da un orso sul terreno. Allo stesso modo i vini Caccianemici lasciano una forte impronta emotiva, come un graffio tagliente, nel palato di chi li assapora.


